Ape e Classi Energetiche

L’APE, acronimo di Attestato di Prestazione Energetica o è un documento che attesta la prestazione e la classe energetica di un immobile e indica gli interventi migliorativi più convenienti. Attraverso l’APE, il cittadino può conoscere il fabbisogno energetico dell’edificio o dell’unità edilizia, la qualità energetica del fabbricato, le emissioni di anidride carbonica e l’impiego di fonti rinnovabili di energia che incidono sui costi di gestione e sull’impatto ambientale dell’immobile.

E cosa importantissima, nel caso di acquisto, locazione o di ristrutturazione dell’immobile, può essere guidato verso una scelta consapevole perché la prestazione energetica è la quantità di energia necessaria per soddisfare annualmente le esigenze legate a un uso standard dell’immobile per il riscaldamento, il rinfrescamento, la ventilazione o la produzione di acqua calda sanitaria.

L’APE è obbligatorio per gli edifici nuovi per cui il rispetto dei requisiti minimi di prestazione energetica è indispensabile ad ottenere il permesso di costruzione. In tal caso, l’APE deve accompagnare la documentazione del nuovo immobile. Sono assimilati a edifici di nuova costruzione anche gli edifici sottoposti a demolizione e ricostruzione e i nuovi volumi climatizzati ad ampliamento di edifici esistenti, per un minimo del 15% del volume iniziale o di 500 metri cubi.

Per gli edifici esistenti, l’APE è obbligatorio in caso di compravendita o di nuovo contratto di locazione. Il proprietario deve mostrare l’APE in fase di trattativa e consegnarlo all’atto della firma del contratto. Se, chiaramente,  un immobile messo in vendita o locato possiede già un APE in corso di validità e l’immobile non ha subito lavori di ristrutturazione, che ne abbiano modificato la classe energetica, non è necessario produrre un nuovo APE. Le principali informazioni dell’APE – prestazione energetica del fabbricato, indice di prestazione energetica globale, sia rinnovabile che non rinnovabile, e la classe energetica corrispondente – devono essere riportate anche negli annunci immobiliari.

L’APE non è obbligatorio, invece, per gli edifici di culto, i fabbricati isolati con superficie < 50 mq, i fabbricati agricoli, industriali e artigianali sprovvisti di impianti di climatizzazione, i parcheggi multipiano, i garage, i locali caldaia, le cantine, i depositi, i ruderi, i fabbricati in costruzione per i quali non si disponga dell’abitabilità o dell’agibilità al momento della compravendita.

Chi redige l’APE?

 L’APE deve essere redatto da un esperto indipendente, “accreditato” nel rispetto dei requisiti di legge (DPR 16 aprile 2013, n. 75). L’esperto non deve avere legami di parentela con il richiedente e, nel caso di edifici esistenti, non deve essere coinvolto nella realizzazione dei lavori di ristrutturazione, né legato ai produttori dei materiali e dei componenti utilizzati. Nel caso di nuova costruzione, non deve essere coinvolto nelle attività di progettazione o realizzazione dei lavori.

Come si ottiene l’APE?

L’APE va richiesto a proprie spese dal costruttore, nel caso di edifici nuovi, o dal proprietario o dal detentore dell’immobile, nel caso di edifici esistenti. L’esperto incaricato è obbligato a eseguire almeno un sopralluogo per acquisire e verificare i dati necessari alla redazione dell’APE. La collaborazione del richiedente è fondamentale. Al termine della compilazione l’esperto dovrà sottoscrivere l’APE  e trasmetterlo alla Regione o Provincia autonoma competente. Il richiedente riceverà l’APE dall’esperto che lo ha redatto, entro i quindici giorni successivi a tale trasmissione.

Per quanto tempo è valido?

 L’APE vale dieci anni a partire dalla data del suo rilascio. Deve essere aggiornato a ogni intervento di ristrutturazione che modifichi la classe energetica dell’immobile. La validità è però legata al rispetto dei controlli di manutenzione ed efficienza energetica degli impianti termici dell’edificio previsti dalla normativa vigente (DPR 74/2013).classi-energetiche-immobile

A, A+, B, C, D, E, F, G

Le classi energetiche, indicate con le prime sette lettere dell’alfabeto,   si calcolano in base a quanto combustibile si consuma all’anno per ogni metro quadro di superficie riscaldata. Il fabbisogno energetico è espresso in chilowattora e si riferisce ad un anno solare.

Assegnare le classi energetiche degli edifici prendendo in esame solo il riscaldamento nei periodi invernali può sembrare riduttivo ma c’è da dire che a determinare il fabbisogno energetico richiesto dal riscaldamento di un edificio sono vari fattori, tra i quali la tipologia dell’impianto di riscaldamento adoperato o  i materiali di costruzione impiegati, gli isolanti o la tipologia di pareti e serramenti che vanno a formare l’involucro dell’edificio.

Più la classe è elevata e meno energia è necessaria per riscaldare un metro quadro di abitazione.

Per standardizzare le Classi Energetiche sono utilizzati alcuni indicatori, come l’E01, che è la media aritmetica di tutti i punteggi ottenuti in base alle certificazioni effettuate. Sulla base dei risultati della classificazione energetica degli edifici, è possibile assegnare un punteggio che va da un minimo di 1 ad un massimo di 10.

La classe più performante è la A+, alla quale si attribuisce un punteggio pari a 10, seguita dalle classi A, B, C, D, E, F e G con punteggio pari a zero, assegnato quando l’edificio ha un fabbisogno di energia primaria molto elevato.

Purtroppo ancora oggi in Italia il 90% delle abitazioni appartiene ad una classe energetica bassa, (dalla E alla G); questo nonostante non ci sia alcun vantaggio nel mantenere una casa in una classe energetica bassa: una tal casa è generalmente meno confortevole (causa umidità, spifferi, correnti d’aria, insufficiente riscaldamento o refrigerazione), la spesa per riscaldarla e refrigerarla è elevata, il suo valore di mercato è inferiore a quello di un’identica casa di classe energetica alta e l’inquinamento che produce è rilevante.

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