La surroga del mutuo

Il mercato immobiliare è in ripresa e ci sono segnali positivi anche in merito alla crescita della domanda di mutui da parte delle famiglie italiane.

Tra i fattori, in particolare, che convincono sempre più famiglie a decidere di accendere un mutuo c’è la possibilità di poter sottoscrivere una surroga del mutuo.

Sapete cos’è? Ne avete mai sentito parlare? Beh, il nostro post settimanale avrà proprio per oggetto la surroga del mutuo.

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Che cos’è la surroga del mutuo?

Non di rado può accadere che, una volta acceso il finanziamento, ci si renda conto che le caratteristiche del mutuo non rispettano più le nostre esigenze economiche o che, semplicemente, esistono altri prodotti creditizi che offrono condizioni più vantaggiose.

La surroga del mutuo, denominata anche portabilità, è una soluzione introdotta dalla Legge Bersani nel 2007, che offre il vantaggio di poter trasferire il vecchio finanziamento dall’istituto di credito scelto in precedenza a uno nuovo così da poter godere di condizioni migliori in termini di tasso di interesse e di durata. Tutto questo senza dover variare il debito residuo.

Per poterne usufruire bisogna comunicare alla nuova banca la volontà  di surrogare e la surroga si può ottenere solo dopo che la nuova banca ha compiuto una sua istruttoria e deciso e deliberato di dare corso alla richiesta, comunicando le condizioni  che intende applicare.

Per di più, la surroga permette di andare a modificare la durata del piano di ammortamento, il tasso di interesse e la commissione applicata sul prestito dell’istituto.

Si può chiedere solo una surroga?

Precedentemente la portabilità si poteva concedere una sola volta al massimo, perchè la surroga della surroga non era molto ben vista da alcuni intermediari creditizi. Oggi, invece, gli stessi istituti di credito hanno deciso di introdurre dei criteri di ammissibilità che valutano positivamente questa pratica, andando anche a ridurre i tempi fra un’operazione e l’altra di circa 6 o 12 mesi dall’ultimo trasferimento.

Talvolta, in alternativa alla surroga, è possibile chiedere la rinegoziazione del muto, che sarà oggetto del nostro prossimo post.

Buon weekend!

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Varie ed eventuali sulla donazione di un bene immobile

Buon venerdì dalla MQ Immobiliare di Palermo! Questa settimana dedichiamo un breve post alle donazioni immobiliari.

La donazione è un vero e proprio contratto mediante il quale un donante cede a un donatario un bene a titolo gratuito. La donazione può avere come oggetto qualsiasi cosa, da un’opera d’arte a una macchina, da denaro a, chiaramente, dato che sarà oggetto del post odierno, a un bene immobile.

Chi può donare?

Unico requisito dei donanti è quello di avere la capacità di intendere e di volere: sono, di conseguenza, esclusi i minori, gli interdetti, gli inabilitati e le persone soggette ad amministrazione di sostegno se sono state private della capacità di disporre dei propri beni.

Si può donare anche a figli non ancora nati o concepiti, ma non si può donare un bene futuro, che al momento della donazione non esiste.

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Chi può ricevere una donazione?

Chiunque, anche i minori e gli interdetti ma, come è ovvio immaginare, solamente attraverso i genitori o i loro legali, autorizzati da un giudice.

Nell’atto di donazione di un immobile i proprietari devono obbligatoriamente dichiarare:

  • localizzazione;
  • destinazione d’uso;
  • configurazione reale e attuale dell’immobile.

Il tutto ha lo scopo di rendere valida la donazione.

Prima di stipulare una donazione, i donanti devono sempre verificare se i dati catastali e le planimetrie corrispondono effettivamente all’immobile che si trovano davanti. La dichiarazione inoltre può essere sostituita dall’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato.

Quanto costa un atto di donazione?

Un atto di donazione ha dei costi che variano a seconda del rapporto che c’è tra il donante e chi riceve la donazione. Sono previste quindi delle aliquote diverse e delle franchigie, che rendono tassabili le donazioni, per la parte eccedente del loro valore. Se la donazione, invece, si trova al di sotto di determinati valori non subisce la tassazione.

La donazione può essere revocata?

Anche la donazione di un immobile può essere revocata per due motivi:

  • per ingratitudine del donatario, quando cioè il donatario abbia commesso atti particolarmente gravi verso il donante o il suo patrimonio (omicidio volontario, tentato omicidio o altro reato in cui sono applicabili le norme sull’omicidio. Denuncia, o testimonianza punibile con l’ergastolo. Reclusione non inferiore a tre anni se la denuncia è avvenuta per calunnia o falsa testimonianza);
  • per sopravvenienze di altri figli, quando cioè il donante ignora di avere figli o discendenti legittimi al tempo della donazione. In altre parole, ciò succede quando il donante, nel regalare l’immobile a una persona (nella stragrande maggioranza dei casi a un figlio), ha ridotto eccessivamente il suo patrimonio fino a sottrarre, agli eredi legittimi, le quote sul suo patrimonio che spettano loro per legge.

La vendita di una casa ricevuta in donazione è valida?

Di norma sì, ma a volte risulta problematico, specialmente quando un donatario riceve un bene immobile in eredità e questa bene potrebbe non rispettare appieno le sue quote di legittima. In questo caso gli altri eredi potrebbero impugnare la donazione e far sì che sia revocata.

Ci sono, però dei termini entra i quali è possibile contestare una donazione:

  • entro 20 anni dalla trascrizione della donazione nei pubblici registri immobiliari:
  • oppure entro 10 anni dall’apertura della successione.

Superati tali termini, le donazione e la potenziale successiva vendita sono inattaccabili.

Notate Bene!!!! Questo rischio porta le banche ha concedere assai difficilmente il mutuo per l’acquisto di un immobile sapendo che appartiene a un proprietario che l’ha ricevuto in donazione!

L’unico modo per cautelarsi è di ottenere dal venditore una dichiarazione firmata dagli altri eredi nella quale essi si impegnano a non impugnare la donazione fatta dal defunto donante.

 Alla prossima!

 

Agibilità, abitabilità o SCA?

Buon pomeriggio, cari follower di MQ Immobiliare!

Avete mai sentito parlare di SCA?..vi aiuto un po’! Avete mai sentito parlare di Segnalazione Certificata di Agibilità?

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Prima del novembre 2016 era denominato certificato di abitabilità o certificato di agibilità ed è, con le dovute precisazioni che faremo nel post odierno, un documento riguardante un bene immobile da destinare ad uso di abitazione, rilasciato dal comune nel quale è ubicato l’immobile stesso, ed ha tre principali scopi:

  • dichiarare sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati.

In pratica, attesta che il bene immobile può essere usato come abitazione. Il documento certifica la statica e la sua salubrità dell’edificio dove si trova l’immobile e accerta che siano soddisfatti alcuni criteri riguardanti la distribuzione dei vani e le volumetrie, la consistenza, il dislocamento e la funzionalità degli impianti idrico e fognario.

In tempi recenti, alle verifiche da effettuarsi si sono aggiunte quelle relative alle nuove normative di sicurezza, antinfortunistica, accessibilità e risparmio idrico ed energetico.

  • In caso di lavori di ristrutturazione, è utilissima per accedere ed usufruire di eventuali detrazioni fiscali;
  • è uno dei documenti richiesti e necessari in caso di acquisto di un bene immobile, specialmente se è di nuova costruzione.

Qual è la differenza tra certificato di abitabilità (o agibilità) e SCA?

Sostanzialmente è chi lo rilascia. Un tempo era il Comune che lo rilasciava perché era il Comune che si accertava se un certo bene era abitabile oppure no. Lo SCA, invece, è una sorta di autocertificazione che presenta il cittadino al Comune, accompagnandola con una asseverazione di un tecnico che deve dichiarare che tutte le condizioni che sanciscono l’agibilità di un immobile sono verificate.

Quando si presenta?

Entro 15 giorni dall’ultimazione dei lavori di costruzione o ristrutturazione.

E se si presenta in ritardo o non si presenta?

Bisogna pagare una sanzione pecuniaria di circa 77 euro.

Anche se vi sembra poco e pensate che i Comuni possano non verificare se risulta che l’avete presentata, vi consigliamo di provvedere per tempo, soprattutto se pensate, un giorno, di vendere la vostra casa perché sarebbe più dispendioso a livello economico richiederla dopo tanti anni.

Alla prossima!

MQ Social

Buon pomeriggio cari follower del blog dell’agenzia MQ Immobiliare di via Francesco Lo Jacono 10 a Palermo!

Oltre ad invitarvi a visitare il nostro sito web, accessibile al link www.immobiliaremq.com, qualora cerchiate casa in vendita o casa in affitto, oggi vorremmo brevemente ricordarvi che Noi di MQ siamo molto attivi sui principali social network! In particolare, siamo assai seguiti sulla nostra simpatica pagina Facebook, alla quale vi invitiamo a mettere un bel like sia per sorridere un po’ quando pubblichiamo qualche divertente vignetta, sia per aprire le schede degli immobili che mettiamo quasi quotidianamente in vetrina.

social

Siamo regolarmente attivi su Google+, dove potete sempre tenervi aggiornati sugli ultimi post pubblicati sul blog MQ e, da qualche giorno, ci trovate anche su Instagram dove ci piace condividere immagini riguardanti MQ o di scorci pittoreschi della città di Palermo, nei pressi dei quali sorgono gli immobili che gestiamo.

…ma se volete contattarci direttamente, sia per ricevere precise informazioni sui nostri immobili o se desiderate una valutazione gratuita di una vostra proprietà, non esitate a chiamarci ai numeri 091/6259708 o 339/3669719.

Alla prossima!

Il DOCFA, cos’è e quanto costa

Buon pomeriggio cari follower del blog di MQ Immobiliare.

Come vi abbiamo anticipato nel post della scorsa settimana, quello dedicato alle planimetrie catastali, oggi vi spiegheremo cos’è il DOCFA e quando è utilizzato.

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Intanto, cosa significa DOCFA?

DOCFA è l’acronimo di Documenti Catasto Fabbricati ed è, dal 1993, anno in cui il Governo Italiano l’ha istituito, lo strumento più utile e usato per agevolare alcune procedure procedure catastali.

Il DOCFA è un software, mediante il quale tecnici e professionisti (architetti, ingegneri, periti e geometri) presentano alcune delle pratiche catastali, tramite compilazione digitale e invio telematico all’Agenzia delle Entrate  ed agli Uffici territoriali di competenza, sia in ambito pubblico sia in ambito privato.

Questo tecnici e professionisti usano il DoCFA per:

  • formulare documenti tecnici ed inoltrarli al Catasto;
  • inviare all’ufficio di competenza territoriale il Modello di Accertamento della proprietà immobiliare.

Gli inoltri presso il Catasto sono fatti per comunicare:

  1. nuovi accatastamenti in caso di nuove costruzioni;
  2. riscotruzioni ex novo di vecchie costruzioni;
  3. ampliamenti;
  4. variazioni catastali come il cambio destinazione d’uso, integrazioni, nuove particelle annesse, o frazionamenti;
  5. denunce di unità afferenti, cioè quelle sfuggite all’accatastamento originario

Quanto costa?

Il download del software è gratuito, si effettua dalla pagina ufficiale dedicata della Agenzia delle Entrate, ma è riservato solo ai professionisti abilitati a svolgere le operazioni per cui il software nasce.

Il costo effettivo per la compilazione e la presentazione dei modelli varia in base al consulente scelto. Non vi è, infatti, un listino prezzi univoco e tariffe predeterminate sui vari modelli da inviare. É la prestazione del consulente, nonchè la sua parcella, che può variare sensibilmente, anche in base alle zone urbane.
I costi prevedibili e certi sono quelli provenienti dalle spese vive che esulano il lavoro del consulente:

  • Le spese per il catasto ammontano a 50,00€ per ogni unità, sia che si tratti di variazione/integrazione/divisione o che si tratti di nuova costruzione;
  • I Diritti di Voltura ammontano a 70,00€.

 

La Planimetria Catastale

Buon venerdì, cari follower del blog MQ Immobiliare.

Oggi dedicheremo un post alle planimetrie catastali o più comunemente denominate piante o piantine di una casa.

La planimetria catastale o “piantina” è la rappresentazione grafica, in scala 1:200, della distribuzione degli spazi interni di una precisa unità  immobiliare, sia essa un appartamento, un ufficio, un negozio o un magazzino.

Nella planimetria catastale sono riportate l’indicazione del piano, le altezze interne, eventuali confinanti, la destinazione dei locali quali bagno, ripostiglio, cucina, e l’orientamento dell’unità rispetto al Nord. Vi è, inoltre, indicato il nominativo del tecnico che ha provveduto all’accampionamento, la scala di riferimento ed i dati catastali che identificano l’unità.

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La planimetria catastale può essere richiesta da un avente titolo (proprietario, comproprietario, erede) o da un suo delegato agli uffici del Catasto dell’Agenzia delle Entrate, su tutto il territorio nazionale.

Chiaramente, per richiedere una planimetria è indispensabile conoscere i dati identificativi catastali dell’unità immobiliare, reperibili nella sua visura catastale, argomento del quale abbiamo scritto qualche post fa.

Se la vostra planimetria catastale è molto vecchia e non è presente nell’archivio telematico del Catasto dell’Agenzia delle Entrate, è possibile richiedere la procedura di rasterizzazione.

Cos’è la rasterizzazione?

La rasterizzazione è la procedura che permette di inserire nel database dell’archivio telematico dell’Agenzia delle Entrate la planimetria di un immobile.

Con tale termine si intende l’acquisizione di immagini in bianco e nero o colori, tramite l’ausilio di uno scanner, delle vecchie piantine cartacee. L’acquisizione delle vecchie planimetrie è effettuata fino al formato A0.

Tale procedura può essere richiesta dal diretto interessato o da un tecnico incaricato (architetto, ingegnere, dottore agronomo e forestale, geometra, perito edile, perito agrario in caso di terreni).

A seguito di rasterizzazione o in caso di aggiornamento della planimetria per via di variazioni dello stato, consistenza e destinazione d’uso delle unità immobiliari urbane censite, essa dovrà essere presentata attraverso il programma ministeriale denominato DOCFA, del quale scriveremo nel prossimo articolo.

Il preliminare di compravendita immobiliare

Buon pomeriggio, cari follower del blog di MQ Immobiliare! Questa settimana affronteremo un argomento fondamentale nel momento in cui un acquirente decide di acquistare un immobile da un proprietario: oggi vi scriveremo del contratto preliminare di compravendita o più comunemente denominato “preliminare”.

Il contratto preliminare di compravendita immobiliare è quel contratto, da stipularsi in forma scritta, con il quale la parte promittente, ossia la parte proprietaria dell’immobile, si obbliga a vendere all’altra parte, denominata parte promittente acquirente, la proprietà del suo immobile al prezzo e secondo le modalità e i termini esplicitati nel contratto medesimo; mediante il preliminare, inoltre,  si impegnano pure a stipulare un nuovo contratto di compravendita, detto definitivo, con il quale sarà trasferita la proprietà.For sale sign

È bene precisare che, mediante il preliminare, le parti si obbligano giuridicamente con efficacia vincolante tra di loro, ad alienare e ad acquistare l’immobile. Ciò significa che il promittente venditore e il promittente acquirente del contratto assumono l’impegno o l’obbligo di vendere, il primo, e di acquistare, il secondo, la casa, e quindi si impegnano a stipulare un nuovo contratto, il definitivo, con il quale unicamente avverrà il trasferimento di proprietà.

Come si giunge al preliminare?

Prima di giungere alla stipula del contratto preliminare di solito si assiste a più o meno intense trattative tra le parti. Queste trattative possono culminare nella formulazione di una proposta scritta e sottoscritta (a pena di nullità) di acquisto, con la quale, di solito, colui che intende acquistare propone al proprietario dell’immobile di venderglielo a determinate condizioni. La proposta di acquisto deve contenere tutti gli elementi essenziali del contratto preliminare di compravendita e anche quelli accessori, qualora si intenda proporli all’altra parte e deve essere portata a conoscenza dell’altra parte. La proposta può, altresì, essere irrevocabile, con l’effetto che il proponente, fino allo scadere della data indicata nella proposta, rimane ad essa vincolato e non può tornare sui suoi passi prima della scadenza, con la quale normalmente la proposta perde comunque la sua efficacia (e quindi non potrà più essere accettata). Se l’altra parte accetta la proposta, sottoscrivendola puramente e semplicemente, e porta l’accettazione a conoscenza del proponente o nella sua sfera di conoscibilità, il contratto è concluso e vincolante per le parti. Se, diversamente, le condizioni della compravendita vengono in qualche modo modificate dall’altra parte, allora siamo dinanzi ad una controproposta, che potrà, una volta portata a conoscenza dell’altra parte, essere dalla stessa accettata. Quando proposta (o controproposta) e accettazione saranno state accettate dalle parti, si avrà la conclusione o perfezionamento del contratto, senza la necessità di ulteriori stipule.

È bene precisare che, spesso, per giungere a delle trattative efficaci per l’acquisto, è importante la presenza e l’intervento di un agente immobiliare come quelli di MQ Immobilare; il nostro ruolo è essenzialmente quello di mettere in contatto le parti per la stipula dell’affare,  dietro il riconoscimento di una provvigione, ossia il corrispettivo, di solito espresso in percentuale sul prezzo concordato dalle parti, dell’opera del mediatore, e spetta a quest’ultimo per il solo fatto di aver messo in contatto le parti medesime e sempre che la conclusione dell’affare sia effetto del suo intervento. Di solito è, infatti, grazie all’opera del mediatore che avvengono tutte le fasi (spesso tortuose!) della trattativa e della stipula prima descritte (proposta, accettazione).

Se volete vendere casa o acquistarla in tutta tranquillità, quindi, affidatevi a dei professionisti come gli agenti MQ e non esitate a chiamarci ai numeri 091/6259708 o 339/3669719 o visitate il nostro sito!

Buon pomeriggio!

La nuda proprietà

Buon pomeriggio, cari follower di MQ Immobiliare! Avete mai sentito parlare di nuda proprietà? Ebbene, se non vi è mai capitato, il post odierno sarà ad essa dedicato.

La nuda proprietà è un particolare caso di proprietà privata alla quale non si accompagna un diritto reale di godimento del bene al quale è relativa.

Si riferisce tipicamente a un immobile del quale si acquisisce la proprietà ma non il diritto di usufrutto.

Cos’è l’usufrutto?

L’usufrutto consiste nel diritto di un soggetto, detto usufruttuario, di usare e godere di una cosa, di qualunque genere, che appartenga a un’altra persona detta nudo proprietario. Sarà l’usufruttuario a percepire tutte le utilità che il bene di cui gode è in grado di offrire, compresi i suoi frutti, sia naturali (ad esempio, le arance dell’albero di arancio) sia civili (ad esempio, se il bene oggetto di usufrutto è un’abitazione, sarà l’usufruttuario a riscuotere i canoni pagati dagli inquilini nel caso in cui l’immobile sia in affitto).

All’usufruttuario è imposto di rispettare la destinazione economica della cosa: significa che egli non solo dovrà rispettare e conservare (anche mediante la necessaria manutenzione, ordinaria e straordinaria) la cosa stessa, ma non potrà nemmeno cambiarne il carattere e la natura dal punto di vista della sua utilità economica (per esempio, se ho un diritto di usufrutto su di un terreno agricolo, non potrò costruire un edificio).

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Facciamo un pratico esempio per chiarire il tutto: il signor Rossi, proprietario di una casa, riconosce l’usufrutto al signor Bianchi. Rossi conserva la proprietà ma non può utilizzare l’immobile mentre Bianchi acquista il diritto di uso e godimento ma non diventa proprietario, non può modificare la destinazione economica dell’immobile (per esempio da uso abitazione a uso commerciale) ma può trarre i frutti del bene (per esempio, eventuali canoni di locazione).

L’acquisto della nuda proprietà può rappresentare una soluzione vantaggiosa per chi non ha fretta di abitare la casa, ma vuole solo fare un investimento conveniente per il futuro: caso classico quello del genitore che vuole acquistare per il figlio.

Quali sono i vantaggi per il nudo proprietario?

In genere acquista a un prezzo agevolato in base all’età degli usufruttuari.

Chi paga le spese e le tasse?

Generalmente, le spese di manutenzione ordinaria  dell’abitazione sono a carico dell’usufruttario che, quindi, è tenuto a mantenere l’immobile in buono stato.

Le spese straordinarie (le spese strutturali: si pensi al rifacimento dell’intonaco o all’apertura di una finestra) sono a carico del nudo proprietario.

Le imposte come l’IRPEF, l’IMU o TASI sono a totale carico dell’usufruttuario, perché la legge stabilisce che le paghi chi ha la materiale disponibilità del bene e ne gode dei benefici.

A proposito di metri quadrati commerciali

Nelle valutazioni immobiliari si sente spesso parlare della differenza tra metri quadri commerciali e metri quadrati calpestabili. Vi siete mai chiesti cosa sono e perché distinguerli è davvero importante?

Nel nostro post settimanale, Noi di MQ Immobiliare vi spiegheremo cosa sono e come si calcolano.

Cominciamo dalla definizione più semplice ed intuitiva!

Cosa sono i metri quadrati calpestabili?

Come è facile evincere sono i metri quadrati di tutte le superfici dell’immobile non “coperte” da pareti, siano esse pareti perimetrali o muri divisori, indipendentemente dal fatto che siano portanti oppure no. Sono quindi gli spazi abitabili e vissuti fisicamente.

Ben diverso è, invece, scrivere o parlare di metri quadrati commerciali.

Projet de Construction, mètre ruban

Cosa sono i metri quadrati commerciali?

I metri quadrati commerciali sono dati dalla somma di ciascuno spazio che compone una proprietà immobiliare, ognuno moltiplicato per uno specifico coefficiente percentuale. A comporre le unità immobiliari sono, infatti, diversi vani o ambienti, tra cui cucina, soggiorno, salone o camere, vani accessori collegati in modo diretto (ossia corridoi, ingresso, bagni, ripostigli), pertinenze d’uso esclusivo di servizio collegate in modo indiretto (soffitte, cantine, box, posti auto scoperti e coperti) e pertinenze definite “ad ornamento”  come i terrazzi, i balconi o i giardini. È bene precisare due importanti aspetti:

  • nella somma di tutti gli “spazi” sono contemplati anche i muri divisori tra un ambiente e l’altro e le murature esterne;
  • come è facile dedurre, tutte le componenti di questa somma non possono avere lo stesse valore economico e per calcolarlo con estrema precisione esistono due norme: il D.P.R. n. 138/98, allegato C e la UNI EN 15733/201. In pratica, i metri quadrati di ogni ambiente sono messi in relazione con la funzione dell’ambiente stesso e con il valore che questo assume all’interno dell’economia complessiva dell’abitazione.

I vani principali come cucina, soggiorno, salone e camere sono conteggiati al 100% e ciò significa che i metri quadrati fisicamente misurati combaceranno con i metri quadrati commerciali; i vani accessori o le pertinenze avranno un valore economico inferiore e a essi sarà associato un coefficiente più basso: ad esempio, per un box fuori terra, il coefficiente percentuale per il calcolo dei metri quadrati commerciali è pari al 50%, così se questo box ha una superficie di 30 metri quadrati, i metri quadrati commerciali saranno 30 x 50% ovvero 15 metri quadrati.

In sintesi, a cosa serve conoscere i metri quadrati commerciali di un immobile?

Semplicissimo! Sono utili a calcolare il valore economico di un immobile quando si vuole mettere in vendita.

Vi salutiamo scrivendo che la MQ Immobiliare di via Francesco Lo Jacono 10 di Palermo, tra i suoi servizi, effettua valutazioni gratuite degli immobili. Se ve ne serve una non esitate a chiamarci ai numeri 091/6259708 o 339/3669719!

A proposito di Cedolare Secca

Buon pomeriggio dalla MQ Immobiliare di Palermo!

Il nostro post settimanale è dedicato a un argomento noto, soprattutto, a chi si occupa di contratti di locazione, oggetto dei nostri contributi precedenti: la cedolare secca.

Cos’è la cedolare secca?

La cedolare secca è un regime fiscale agevolato che permette l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui contratti di affitto libero (quella meglio noto come “4+4”) e sui contratti di affitto a canone concordato (i cosiddetti “3+2”).

In particolare, essa consiste nell’applicazione di un’aliquota fissa e agevolata che sostituisce:

1) Irpef;

2) addizionali regionali Irpef;

3) addizionali comunali Irpef;

4) imposta di registro;

5) imposta di bollo di 16 euro.

Immagine1Che tipo di aliquota prevede?

Sugli affitti a canone libero si applica un’aliquota del 21% e un’aliquota del 10% per i contratti a canone concordato fino al biennio 2018-2019.

Per quali immobili si può applicare?

L’opzione può essere esercitata per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 locate a uso abitativo e per le relative pertinenze, locate congiuntamente all’abitazione. È esclusa la categoria catastale A10, associata a uffici o a studi privati.

Quali effetti ha sul reddito la cedolare secca?

Il reddito assoggettato a cedolare:

  • è escluso dal reddito complessivo;
  • sul reddito assoggettato a cedolare e sulla cedolare stessa non possono essere fatti valere rispettivamente oneri deducibili e detrazioni
  • il reddito assoggettato a cedolare deve essere compreso nel reddito solo ai fini del riconoscimento della spettanza o della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo collegati al possesso di requisiti reddituali come per la determinazione dell’Isee o la determinazione del reddito per essere considerato soggetti a carico.